Storia

Istituzione
Fino al 1963 archivi pubblici e privati del Trentino e dell’Alto Adige ricadevano nell’esercizio delle funzioni di vigilanza e di tutela della Soprintendenza Archivistica di Venezia. Con ordinanza del Ministero dell’Interno (emessa ai sensi del D. M. 6 novembre 1963) del 15 novembre dello stesso anno, data che segnò una grande riforma dell’organizzazione archivistica statale, fu istituito l’ufficio della Soprintendenza per il Trentino-Alto Adige, con sede a Trento e competenza sulle due province di Trento e di Bolzano. L’articolo 4 del D.P.R. 30 settembre 1963, detto anche “Legge sugli Archivi”, infatti, oltre a disporre un generale riassetto territoriale delle soprintendenze archivistiche già esistenti, ne costituì di nuove, in modo in ogni regione risultasse più presente ed efficace l’opera di vigilanza e di tutela del patrimonio nazionale .
L’ordinanza del 15 novembre 1963 diede la prima organizzazione amministrativa al nuovo ufficio trentino con la nomina di un soprintendente, ritagliandone le funzioni dal vastissimo ambito ricoperto fino allora dalla Soprintendenza veneziana.

La casa torre in Largo Carducci di Trento, terza sede della Soprintendenza Archivistica per il Trentino-Alto Adige/SüdtirolAvvio delle attività
Venne subito attivata una fitta corrispondenza con diversi comuni del Trentino-Alto Adige sul tema dei rispettivi archivi ed un carteggio attento preparò la strada alle notifiche delle dichiarazioni di notevole interesse storico di numerosi archivi privati. Nel 1964 si raggiunse il numero di 18, nel 1965 quello di 25 archivi privati notificati, a fronte dei 4 soltanto, che erano scaturiti dal periodo di dipendenza veneziana, a dimostrazione evidente e piena della proficuità d’una gestione locale.
Fu predisposto un assiduo servizio ispettivo, pur in presenza di una situazione organizzativa che le carte del tempo non esitano a definire “d’emergenza”. Il nuovo ufficio aveva sede presso l'Archivio di Stato, al secondo piano dell’edificio situato in via Roma al n. 50, dove occupava un'unica stanza concessa in uso dal direttore. Non aveva personale, fatta eccezione per il soprintendente stesso; soltanto dopo due anni dall’apertura, furono assunti un impiegato d’ordine ed un ausiliario. Come testimonia l'esigua documentazione che ora si conserva in Archivio di Stato di Trento, il nuovo Ufficio dovette affrontare non poche difficoltà, come quella di farsi consegnare dalla Soprintendenza di Venezia la documentazione prodotta per la gestione dei rapporti con i soggetti vigilati in Trentino-Alto Adige.

Svolta legislativa in Alto Adige: il ruolo della Soprintendenza tra fine anni Sessanta e inizio anni Settanta
Nello svolgere le funzioni di vigilanza e tutela in provincia di Bolzano fu necessario tenere conto la locale presenza predominante di popolazione di lingua tedesca: erano gli anni in cui vennero prima a proporsi, poi ad attuarsi, le misure del “Pacchetto” per l’Alto Adige, che ponevano sul tappeto anche la delicata questione della conservazione e della vigilanza sugli archivi d’interesse locale. Il personale della Soprintendenza ottenne il patentino di biblinguismo, furono approntati modelli d’inventario e fu evasa la corrispondenza anche in tedesco.
Soltanto allo scadere del 1968 la Soprintendenza ebbe una sede propria nel condominio Marcolini, sito a Trento in via Vittorio Veneto n. 67, lasciando, con i pochi mobili e suppellettili che possedeva, gli uffici occupati in Archivio di Stato. Ciò permise al soprintendente e al personale di dedicarsi con più agio alle proprie funzioni ed attività, anche in vista di una annunciata riorganizzazione dell’ufficio.
Furono affrontati i problemi della vigilanza sul patrimonio archivistico e il soprintendente, per realizzare gli annuali piani ispettivi, dovette ricorrere alla collaborazione degli Archivi di Stato di Trento e di Bolzano.
Con il 1970, in vista della ripartizione delle proprie funzioni con la Provincia di Bolzano, l'allora soprintendente, Albino Casetti, fu incaricato della reggenza dell’Archivio di Stato del capoluogo altoatesiono con il compito di gestire il dialogo con le autorità locali in quel delicato frangente, circostanza che procurò altre e più concrete difficoltà nella realizzazione dei programmi dell’ufficio.
Nel corso degli anni Settanta la Soprintendenza archivistica mutò dunque il proprio ruolo nel territorio di Bolzano. La misura n. 15 del “Pacchetto” prevedeva il trasferimento delle competenze in materia di “tutela e conservazione del patrimonio storico” dallo Stato alla Provincia Autonoma. La legge costituzionale n. 1 del 10 novembre 1971 recepì nel suo articolo 5 la sopra citata misura, decretando con ciò la fine della presenza statale sul territorio. Si delineò una situazione di grande incertezza per la Soprintendenza, finché la materia non venne in parte ridefinita dalle disposizioni del Titolo II - Disposizioni tra Stato e Provincia del materiale dell'Archivio di Stato di Bolzano - della legge n. 118 dell’11 marzo 1972, intitolata “Provvedimenti a favore delle popolazioni altoatesine”. Si prevedeva di ripartire tra Stato e Provincia di Bolzano gli archivi e i documenti conservati sino allora presso l'Archivio di Stato di Bolzano secondo un elenco predisposto in base al riconoscimento di "particolare interesse storico locale". Alla Provincia di Bolzano veniva demandata la custodia e la manutenzione della documentazione consegnata, mentre l'Archivio di Stato continuava a conservare gli archivi elencati dall'allegata "Tabella A". L'articolo 7 prevedeva la costituzione dell'archivio storico provinciale.
Venivano fatte salve le competenze in materia di tutela e di vigilanza statali sugli archivi degli enti pubblici non locali e dei privati.

Lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige: la riorganizzazione delle funzioni della Soprintendenza
Quello che venne dopo, in materia istituzionale, fu lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con D.P.R. 31 agosto 1972, n. 670, che conteneva ed integrava le disposizioni autonomistiche del vecchio statuto del 1948 rimaste vigenti con quelle maturate negli anni successivi; trasferiva alle due province di Trento e di Bolzano ampie competenze d’autonomia amministrativa e confermava la loro potestà ad emanare norme legislative in materia di tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare (art. 8). Ad esso seguì il D.P.R. 1 novembre 1973 n. 690, contenente le norme di attuazione dello statuto speciale, che andò a definire le modalità del trasferimento delle attribuzioni dallo Stato ad entrambe le Province autonome.
La fissazione delle limitazioni statali nel bolzanino si concretizzò due anni dopo, a seguito dell’emanazione della legge provinciale n. 26 del 12 giugno 1975. Si istituiva in tal modo la Soprintendenza Provinciale ai Beni Culturali, cui si demandava in via definitiva, tra le altre, anche la vigilanza e la tutela sugli archivi pubblici e privati locali, lasciando allo Stato competenza sugli uffici locali degli enti nazionali e le funzioni sostitutive e di indirizzo scientifico.
In provincia di Bolzano, dunque, la presenza della Soprintendenza Archivistica sul territorio veniva fortemente limitata e di conseguenza le attività di quest'ultima vennero rivolte in prevalenza all’area trentina.

La casa torre in Largo Carducci di Trento, particolare di pittura murale con meridianaLa Soprintendenza negli anni Novanta e l’attuazione dello Statuto Speciale in territorio trentino
Nel 1987 la Soprintendenza cambiò un’altra volta la propria sede e si trasferì nel centro della città di Trento, in largo Carducci al n. 7, al terzo piano di un edificio privato antico, la cui struttura era quella di una casa-torre medioevale: una sistemazione che si rivelò ben presto insufficiente ed inadatta alla funzione pubblica rivestita dall’ufficio, nonostante la privilegiata posizione in pieno centro storico.

In Trentino l’attività della Soprintendenza procedette senza mutamenti d’indirizzo fino ai primi anni Novanta, prima dell'entrata in vigore della Legge Provinciale 14 febbraio 1992, n. 11, contenente “Disposizioni in materia di archivi e istituzione dell’archivio provinciale”, che formalizzò le direttive autonomistiche in materia conferite alle due province dallo statuto regionale del 1972 e dal decreto attuativo del 1973. La Provincia Autonoma di Trento, tramite il Servizio Beni Librari e Archivistici – trasformato successivamente dalla Legge Provinciale 17 febbraio 2003, n. 1 in Soprintendenza per i Beni Librari e Archivistici – si assumeva così gli adempimenti amministrativi e tecnici connessi all’attività di tutela e conservazione in materia di archivi (art. 2). Al contempo anche a Trento veniva istituito l’Archivio Storico Provinciale (art. 5) e veniva regolata sia la vigilanza sugli archivi di enti pubblici locali (capo I), sia quella sugli archivi privati di notevole interesse storico locale (capo II). Conformemente alla stessa legge, il soprintendente archivistico statale diveniva componente del Comitato Tecnico per i Beni Culturali e del Comitato di Settore per i Beni Archivistici e Librari, organi consultivi provinciali in materia di tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico, popolare, nonché di tutela degli archivi di competenza provinciale (art. 43).

Mentre per quanto riguarda gli archivi di enti pubblici non potevano sorgere dubbi sulla spartizione delle competenze tra Stato e Provincia, il meccanismo non era così automatico per gli archivi privati, sui quali si evidenziò l’esigenza di una definizione che li collocasse sul piano dell’interesse nazionale o su quello locale. In base all’art. 2 del D.L.T. del 15 dicembre 1998, n. 506 fu nominata una commissione paritetica formata da tre rappresentanti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e tre rappresentanti della Provincia Autonoma di Trento con l’incarico di individuare gli archivi dei privati dichiarati di notevole interesse storico nazionale, sui quali dovevano restare ferme le attribuzioni dello Stato. Dato l’esito negativo dei lavori di detta commissione, la vigilanza e la tutela su tutti gli archivi e i documenti dei privati fino ad allora in possesso della "dichiarazione d'interesse" divenne di competenza provinciale. La Soprintendenza si impegnò alla consegna al Servizio per i Beni Librari e Archivistici della P.A.T. della documentazione in materia. L’operazione si protrasse fino al 2003. Nulla fu stabilito in merito all'eventuale individuazione in futuro di archivi privati in territorio provinciale di interesse non locale, ma nazionale, per i quali evidentemente rimasero vigenti le competenze statali.

Dalla fine degli anni Novanta al marzo 2015
La Soprintendenza Archivistica per il Trentino-Alto Adige, per effetto della modifica al titolo V della Costituzione, art. 116, nel 2001 cambiò denominazione in Soprintendenza Archivistica per il Trentino-Alto Adige/Südtirol. Conservava una competenza assai limitata rispetto a quella rivestita dalle soprintendenze archivistiche presenti nelle altre regioni italiane; il suo ruolo si era adeguato al regime autonomistico delle due Province ed implicava una specifica capacità di farsi punto di riferimento regionale e di indirizzo scientifico, oltre che di collaborazione con le istituzioni locali, quale unico organo di tutela ministeriale presente sul territorio.

Nel corso del 2004 la Soprintendenza cambiò nuovamente sede, trasferendosi in via Vannetti di Trento, al n. 13, I° piano, in prossimità sia della stazione ferroviaria e del centro storico. Gli spazi risularono adeguati, mentre le dotazioni organiche rimasero carenti di professionalità tecnico-scientifiche fino al 2006, quando due nuove unità con adeguata preparazione vennero affiancate al soprintendente. Con molta buona volontà fu possibile effettuare sopralluoghi agli archivi di gran parte degli enti vigilati sia in Trentino che in Alto Adige. Furono inoltre realizzati numerosi progetti sia per iniziativa del soprintendente coadiuvato dal personale interno, sia diretti dalla Soprintendenza e realizzati da archivisti libero professionisti mediante l'utilizzo degli stanziamenti messi a disposizione dalla Direzione Generale Archivi.

A partire dal 2006 la Soprintendenza divenne anche motore per la diffusione sul territorio regionale delle iniziative promosse dal MiBAC, in particolare della "Settimana della Cultura" e delle "Giornate europee del Patrimonio": fino al 2010, oltre a venire  inseriti tutti gli eventi sul sito ministeriale, vennero pubblicati specifici opuscoli e locandine, distribuiti in ambito regionale.
Negli stessi anni la Soprintendenza si fece promotrice di collaborazioni con gli altri organi provinciali deputati alla tutela archivistica e con le associazioni culturali di maggior rilievo al fine di approfondire temi di rilevanza nazionale ed internazionale. Furono organizzati tre convegni: il 17 dicembre 2006 quello internazionale dal titolo Archivi del Trentino-Alto Adige. Storia e prospettive di tutela del patrimonio storico. Una giornata di studio e di confronto in onore di Albino Casetti,  i cui atti vennero pibblicati a cura di M. Garbari, nel supplemento a "Studi Trentini di Scienze Storiche", LXXXVI (2/2007), Trento 2007; il 7 dicembre 2007 il convegno nazionale La memoria femminile negli archivi del Trentino-Alto Adige. Seconda giornata di studio per la valorizzazione del patrimonio archivistico del Trentino-Alto Adige i cui atti vennero pubblicati   a cura di G. Fogliardi e M. Garbari, suppl. a "Studi Trentini di Scienze Storiche", LXXXVII (2008), Trento 2008; infine, il 21 novembre 2008 il convegno nazionale Gli archivi ispirano la scuola. Fonti d’archivio per la didattica. Terza giornata di studio per la valorizzazione del patrimonio archivistico del Trentino-Alto Adige, i cui atti vennero pubblicati a cura di Giovanna Fogliardi e Giovanni Marcadella nella collana "Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Saggi 97", Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per gli Archivi, 2010.

Al contempo fu riordinato il patrimonio librario della Biblioteca specialistica, che venne a far parte del Sistema Bibliotecario Trentino: la Biblioteca si aprì al pubblico ed il suo patrimonio fu inserito nel Catalogo Bibliografico Trentino. A tutt'oggi la biblioteca è funzionante e si arricchisce di nuove pubblicazioni.

SCARICA IL FILE PDF CON IL CONTENUTO DEL SITO WEB DELLA SOPRINTENDENZA ARCHIVISTICA PER IL TRENTINO-ALTO ADIGE/SÜDTIROL COPIATO NEL DICEMBRE 2010

La situazione odierna
A partire da marzo 2015 l'Ufficio non costituisce più un'area organizzativa omogenea del MiBACT, ma quella che era la Soprintendenza Archivistica per il Trentino-Alto Adige/Südtirol è stata accorpata con la Soprintendenza archivistica del Veneto, per effetto del d.m. del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo 27 novembre 2014.  Ne è nato un nuovo istituto denominato Soprintendenza archivistica del Veneto e del Trentino-Alto Adige (con l’entrata in vigore del DM del 23 gennaio 2016, n. 44 la denominazione è cambiata in Soprintendenza archivistica e bibliografica del Veneto e del Trentino-Alto Adige), che ha mantenuto una sede distaccata a Trento, con funzioni di tutela sugli archivi vigilati del territorio trentino ed altoatesino. Il soprintendente archivistico, che ha la sede principale a Venezia, sovrintende anche l'attività della sede di Trento, dove ha un ufficio. La sede di Trento della Soprintendenza, a partire dal 2015, ha inoltre acquisito nuovo personale tecnico-scientifico che pone in essere iniziative di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio archivistico vigilato. 

I Soprintendenti
Il primo soprintendente fu il Albino Casetti, nominato il 15 novembre 1963, direttore fino al 1968 anche dell’Archivio di Stato di Trento; dal 17 febbraio 1970 al 20 luglio 1972 direttore dell’Archivio di Stato di Bolzano e docente di paleografia e diplomatica presso la Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica annessa all’Archivio di Stato di Bolzano dall’11 gennaio 1972; insigne studioso ed autore della “Guida storico-archivistica del Trentino”, edita nel 1961.
Gli succedette nel 1973 il Salvatore Ortolani, già direttore anche dell’Archivio di Stato di Trento e dal 1972 anche dell’Archivio di Stato di Bolzano, docente presso la Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica annessa all’Archivio di Stato di Bolzano.
Dal 1° giugno 2001 fino al giugno 2007 ha condotto la Soprintendenza Giovanni Marcadella, direttore pure dell’Archivio di Stato di Vicenza. Gli ha fatto seguito Raffaele Santoro, soprintendente dal giugno 2007 al 22 settembre 2009; quindi, dal 23 settembre 2009, la funzione è ritornata a Giovanni Marcadella. Dal gennaio 2011 a marzo 2015 è stata designata soprintendente ad interim Erilde Terenzoni, poi, Raffaele Santoro è stato nominato nei mesi di marzo e aprile 2015  soprintendente archivistico ad interim del Veneto e del Trentino-Alto Adige. Da maggio  a dicembre 2015 ha svolto le funzioni di soprintendente la dott.ssa Elisabetta Arioti, a cui è succeduta Maria Palma fino al 31 marzo 2017; dal 1° aprile è soprintendente Raffaele Santoro.