Commercio di documenti storici

Il commercio di documenti storici è vigilato dalle Soprintendenze archivistiche, che possono avvalersi della collaborazione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale,  ai sensi dell'art. 63 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio). Coloro che esercitano il commercio di documenti, i titolari delle case d'asta e di vendita e i pubblici ufficiali preposti alle vendite mobiliari si impegnano ad annotare, a  tenere aggiornato ed a esibire a richiesta del soprintendente il «registro delle operazioni su cose antiche o usate» compilato secondo le modalità specificate con DM 15 maggio 2009, n. 95.

La vendita o il commercio di documenti privati storici sono consentiti nei limiti e con le procedure previsti dagli artt. 59-63 del Codice. In particolare:

Coloro che esercitano il commercio di documenti, i titolari delle case d’asta e di vendita, i pubblici ufficiali preposti alle vendite mobiliari hanno l’obbligo di comunicare alla Soprintendenza Archivistica l’elenco dei documenti posti in vendita, anteriormente alla vendita stessa. È interesse del venditore effettuare la comunicazione con congruo anticipo, in modo da consentire alla Soprintendenza di compiere gli accertamenti necessari e sciogliere ogni eventuale dubbio relativo alla provenienza o commerciabilità dei beni.


I privati che, pur non esercitando abitualmente il commercio di documenti, acquisiscano in qualsiasi modo documenti di presumibile interesse storico hanno l’obbligo di comunicare il fatto alla Soprintendenza Archivistica entro 90 giorni dall’acquisizione. La comunicazione di disponibilità in vendita o di acquisizione deve comprendere: descrizione del documento, prezzo di vendita, indicazione della provenienza, documentazione fotografica.


Entro 90 giorni dalla comunicazione di disponibilità in vendita o di acquisizione del bene la Soprintendenza può avviare il procedimento di dichiarazione di interesse storico particolarmente importante, per cui gli archivi o i documenti diventano soggetti in via cautelare all’applicazione di tutte le norme di tutela previste dal citato d.lgs. n. 42/2004.

La vendita di documenti e archivi dichiarati di interesse storico particolarmente importante appartenenti a soggetti privati è regolata da particolari norme.

È vietato il commercio di documenti di natura pubblica. I documenti appartenenti allo Stato e agli  enti pubblici territoriali hanno acquisito natura demaniale, e sono quindi diventati inalienabili, solo a partire dall'entrata in vigore del Codice Civile del 1942, per effetto dell'art. 822, secondo comma. La normativa riguardante il possibile legittimo possesso di documenti pubblici da parte dei privati è assai complessa. Per informazioni specifiche si consiglia di contattare la Soprintendenza archivistica.

Per quanto riguarda i documenti appartenenti a persone giuridiche private senza fine di lucro, compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, non possono essere venduti senza preventiva autorizzazione (art. 56 del Codice), anche in assenza di una dichiarazione di interesse storico.

Si ricorda che, ai sensi dell'art. 164 del d.lgs. n. 42/2004, le alienazioni, le convenzioni e tutti gli atti compiuti in violazione delle norme di tutela sopra citate sono giuridicamente nulli.